Conseguenze

LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA ITALIANA

proclama_rimini_rrConsiderata da alcuni storici come la prima guerra per l’indipendenza italiana, la guerra austro-napoletana del 1815 si presenta come un antefatto nel processo di unità nazionale. Ha l’unico effetto concreto di togliere dall’Italia l’ultimo residuo dell’assetto napoleonico e, anzi, di indurre l’Austria a intensificare il suo controllo, diretto e indiretto, sulle vicende italiane.
Il dato più tangibile è costituito dal Proclama di Rimini. Esso incita gli Italiani a trovare l’unità nazionale, a combattere per l’indipendenza. Che poi questa debba avvenire sotto un sovrano comunque straniero, di cui non è chiara la credibilità di fronte ai numerosi voltafaccia verso le altre potenze, per Murat appare quasi un dettaglio. Nonostante l’entusiastica approvazione di personalità della cultura quali Alessandro Manzoni che scrive addirittura un’ode, l’eco immediato appare quanto mai limitato. Sono pochi coloro che imbracciano il fucile per unirsi alle truppe napoletane. La diffidenza regna sovrana. Inoltre, la gente è stanca di guerre e instabilità. Il dominio francese è caratterizzato da insicurezza e brigantaggio, anche in Italia il tributo di uomini e sangue per le imprese napoleoniche, in particolare per la campagna di Russia, è elevato. Si ha l’impressione che si debba passare da un “padrone all’altro”. La coscienza nazionale non è ancora sviluppata. Però l’iniziativa di Gioachino Murat negli anni immediatamente successivi, lascia due elementi che si rivelano importanti per il futuro: finalmente è posta la questione della indipendenza della penisola; si coagula un piccolo numero di patrioti che saranno protagonisti dei moti del 1817, del 1821, del 1831. Anche in Polesine si intensifica l’adesione alla Carboneria che si esprime con le cospirazione degli anni successivi. A medio termine, rimane l’ammirazione di Garibaldi espressa a Pizzo Calabro, davanti alla tomba dello sfortunato re, durante la risalita della penisola nel 1860. A lungo termine, cioè, oggi, nella coscienza civile e nazionale degli italiani pressoché nulla, perché il processo di unificazione che inizia nel 1848, si realizza nei 22 anni successivi e ormai viene dato per assodato, tanto da far dimenticare i suoi primi, timidi, passi.