Pietro Colletta

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(Napoli, 23 gennaio 1775 – Firenze, 11 novembre 1831)

Avviato alla carriera militare sotto il regno dei Borboni nel 1796, prese parte alla campagna contro i francesi nel 1798. Nel 1799 aderì alla Repubblica Partenopea per la quale fu giudice di un tribunale speciale contro i legittimisti borbonici. Al ritorno di Ferdinando IV di Borbone fu imprigionato e sfuggì alla pena di morte solo grazie alla corruzione di alcuni giudici. In seguito lasciò l’esercito e diventò ingegnere civile. Sotto Giuseppe Bonaparte e poi Murat divenne generale e sconfisse gli austrici nella battaglia del Panaro del 1815. Mantenne il grado anche dopo la restaurazione di re Ferdinando e gli fu dato il comando della divisione Salerno. Durante i moti carbonari del 1820 il re lo chiamò a far parte del suo consiglio e quando fu sancita la costituzione, fu inviato a sottomettere i separatisti in Sicilia. Combatté dalla parte dei costituzionalisti contro gli austriaci a Rieti (7 marzo 1821) e, quando venne ristabilita l’autocrazia, fu arrestato ed imprigionato per tre mesi. Esiliato prima a Brno e poi in Toscana scrisse la Storia del Reame di Napoli.